Che cosa è stato studiato
Nonostante i progressi nella cura dell'infarto miocardico acuto (IMA), negli ospedali degli Stati Uniti si osservano differenze significative nei tassi di mortalità entro 30 giorni dall'evento. Per capire quali pratiche possono migliorare la sopravvivenza, è stata fatta un'indagine su 537 ospedali, analizzando i dati raccolti tra il 2008 e il 2009.
Strategie associate a una minore mortalità
Lo studio ha identificato alcune strategie ospedaliere che sono collegate a una riduzione significativa del rischio di morte entro 30 giorni dall'infarto. Queste strategie includono:
- Riunioni mensili tra medici e personale per discutere i casi di infarto, che hanno portato a una riduzione del rischio di morte di 0,70 punti percentuali.
- Presenza continua di cardiologi in ospedale, associata a una diminuzione del rischio di 0,54 punti percentuali.
- Un ambiente di lavoro che incoraggia i medici a trovare soluzioni creative ai problemi, con una riduzione del rischio di 0,84 punti percentuali.
- Non utilizzare infermieri di terapia intensiva per lavorare nel laboratorio di cateterizzazione cardiaca, che ha portato a una diminuzione del rischio di 0,44 punti percentuali.
- Coinvolgimento di gruppi misti di medici e infermieri nelle decisioni, invece di solo infermieri, con una riduzione del rischio di 0,88 punti percentuali.
Quanto sono diffuse queste strategie
Meno del 10% degli ospedali ha adottato almeno quattro di queste cinque strategie, indicando che c'è ancora spazio per migliorare l'organizzazione e la gestione dei pazienti con infarto.
In conclusione
Alcune pratiche organizzative semplici, come incontri regolari tra medici e personale, presenza di specialisti, un ambiente che stimola la creatività e il giusto utilizzo del personale, sono associate a una riduzione della mortalità entro 30 giorni dopo un infarto. Tuttavia, queste strategie sono ancora poco diffuse negli ospedali statunitensi.