Che cosa ha studiato lo studio CAMI-GUIDE
Lo studio ha valutato se i livelli di proteina C-reattiva nel sangue possono prevedere la morte improvvisa per problemi cardiaci o episodi di aritmie gravi in pazienti con ischemia e una funzione cardiaca ridotta (frazione di eiezione <30%) che portano un defibrillatore impiantabile (ICD).
Come è stato condotto lo studio
- Sono stati seguiti 300 pazienti per circa 2 anni.
- Si sono considerati come risultati principali la morte improvvisa cardiaca e le aritmie ventricolari (tachicardia/fibrillazione ventricolare).
- Risultati secondari includevano la mortalità per tutte le cause, le ospedalizzazioni e la morte per insufficienza cardiaca.
- Sono stati anche usati altri indicatori nel sangue, come la cistatina-C e il NT-proBNP, per migliorare la previsione del rischio.
Risultati principali
- La mortalità totale a 2 anni è stata del 22,6%, mentre quella per insufficienza cardiaca è stata dell’8,3%.
- Il 17,3% dei pazienti ha avuto eventi come morte improvvisa o aritmie gravi.
- Non c’è stata differenza significativa nel rischio di morte improvvisa o aritmie tra pazienti con proteina C-reattiva <=3 mg/L e quelli con valori >3 mg/L.
- Valori di proteina C-reattiva superiori a 3 mg/L sono però fortemente legati a un aumento del rischio di morte per insufficienza cardiaca.
- Livelli elevati di NT-proBNP sono associati a un aumento del rischio di eventi cardiaci gravi.
Importanza della combinazione di indicatori
Combinando i tre indicatori biologici (proteina C-reattiva, cistatina-C, NT-proBNP) con informazioni cliniche come la gravità dei sintomi (classe NYHA) e la frequenza cardiaca a riposo, è possibile stimare il rischio di morte nei pazienti da un minimo del 5% fino al 50%.
In conclusione
La proteina C-reattiva con valori superiori a 3 mg/L non è collegata a un aumento del rischio di morte improvvisa o aritmie gravi, ma è un forte indicatore di rischio di morte per insufficienza cardiaca. L’uso combinato di diversi indicatori nel sangue e segni clinici permette una valutazione molto precisa del rischio di mortalità a 2 anni in questi pazienti.