Che cosa significa la frequenza cardiaca e perché è importante
La frequenza cardiaca (FC) è il numero di battiti del cuore al minuto. Un aumento della FC a riposo è stato associato a un aumento del rischio di problemi cardiovascolari e di mortalità, sia nella popolazione generale sia in persone con condizioni specifiche come anziani, ipertesi, diabetici e pazienti con malattie cardiache.
Un valore di FC superiore a 60 battiti al minuto, anche se ancora considerato normale, può aumentare il rischio per il cuore per vari motivi:
- Riduzione del tempo in cui il cuore riceve sangue (perfusione coronarica).
- Accelerazione della formazione e destabilizzazione delle placche nelle arterie.
- Aumento della probabilità di aritmie, cioè battiti irregolari, anche gravi.
Importanza della frequenza cardiaca nello scompenso cardiaco
Nei pazienti con scompenso cardiaco, una frequenza cardiaca elevata a riposo è un segnale importante che indica un rischio maggiore di mortalità e di ricoveri ospedalieri. Studi come CIBIS II e COMET hanno mostrato che valori di FC più alti sono correlati a una prognosi peggiore.
Inoltre, lo studio BEAUTIFUL ha evidenziato che nei pazienti con malattia coronarica stabile e disfunzione del ventricolo sinistro, una FC a riposo superiore a 70 battiti al minuto è associata a un aumento significativo del rischio di eventi cardiovascolari gravi come morte, infarto e necessità di interventi sulle arterie coronarie.
Il ruolo dei beta bloccanti
I beta bloccanti sono farmaci fondamentali nella cura dello scompenso cardiaco. Essi aiutano a ridurre la frequenza cardiaca e migliorano i parametri clinici e prognostici. Una meta-analisi su quasi 20.000 pazienti ha dimostrato che una riduzione della FC grazie ai beta bloccanti è collegata a una diminuzione della mortalità.
Tuttavia, non è chiaro se il beneficio derivi direttamente dalla riduzione della frequenza cardiaca o da altri effetti del farmaco.
Ivabradina: un altro farmaco per ridurre la frequenza cardiaca
L’ivabradina è un farmaco che riduce la frequenza cardiaca agendo su un meccanismo specifico del cuore. Lo studio SHIFT ha coinvolto oltre 6.500 pazienti con scompenso cardiaco e FC superiore a 70 battiti al minuto, già in trattamento con beta bloccanti quando possibile. I pazienti trattati con ivabradina hanno mostrato una riduzione significativa di morte cardiovascolare e ricoveri per scompenso rispetto a chi ha ricevuto placebo.
Questo dimostra che ridurre la frequenza cardiaca con ivabradina può migliorare gli esiti clinici nei pazienti con scompenso cardiaco.
Considerazioni sull’uso combinato di beta bloccanti e ivabradina
Nei pazienti dello studio SHIFT, molti assumevano dosi di beta bloccanti inferiori a quelle raccomandate. Un’analisi successiva ha mostrato che ivabradina riduceva il rischio di eventi cardiovascolari soprattutto in chi assumeva meno del 50% della dose ottimale di beta bloccanti o non li assumeva affatto.
Questo suggerisce che il beneficio dipende dalla riduzione della frequenza cardiaca raggiunta, più che dalla dose del beta bloccante.
Indicazioni attuali e raccomandazioni
Le linee guida europee raccomandano di usare ivabradina nei pazienti con scompenso cardiaco cronico che hanno una frequenza cardiaca superiore a 70 battiti al minuto nonostante una terapia con beta bloccanti ottimizzata, o quando i beta bloccanti non possono essere usati.
È importante sottolineare che ivabradina non deve sostituire i beta bloccanti, ma può essere usata insieme a questi farmaci per ottenere una migliore riduzione della frequenza cardiaca e migliorare la qualità della vita e la prognosi.
In conclusione
La frequenza cardiaca elevata è un fattore di rischio importante nei pazienti con problemi cardiaci, specialmente nello scompenso cardiaco. I beta bloccanti sono farmaci chiave per ridurre la frequenza cardiaca e migliorare la prognosi. Quando non è possibile raggiungere una frequenza cardiaca ottimale con i beta bloccanti, l’ivabradina può essere un valido aiuto per abbassare ulteriormente la frequenza cardiaca e ridurre il rischio di eventi cardiovascolari. L’uso combinato di questi farmaci, secondo le linee guida, è una strategia efficace e sicura per la gestione dello scompenso cardiaco.