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Articolo per pazienti Pubblicato: 21/09/2012 Lettura: ~3 min

Fibrillazione atriale e rischio di ictus

Fonte
Studio ATA-AF (Antithrombotic agents in atrial fibrillation) condotto da Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) e Federazione Associazioni Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI) su oltre 7.000 pazienti con fibrillazione atriale in Italia.

Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1089 Sezione: 2

Introduzione

La fibrillazione atriale è una condizione del cuore che può aumentare il rischio di ictus. Fortunatamente, esistono terapie efficaci per ridurre questo rischio, ma spesso non vengono utilizzate al meglio. In questo testo spieghiamo in modo semplice l'importanza della terapia e le nuove possibilità di cura.

Che cos'è la fibrillazione atriale e perché è importante

La fibrillazione atriale (FA) è un problema del ritmo cardiaco che può causare la formazione di coaguli nel cuore. Questi coaguli possono poi spostarsi e causare un ictus ischemico, cioè un blocco del flusso di sangue al cervello. Circa il 20% degli ictus ischemici avviene in persone con FA.

La terapia anticoagulante tradizionale

Per prevenire questi coaguli, si usa una terapia chiamata anticoagulante orale, in particolare con farmaci come il warfarin. Questo trattamento può ridurre il rischio di ictus di oltre il 60%.

Tuttavia, il warfarin ha alcune difficoltà:

  • La dose deve essere regolata frequentemente controllando il sangue (monitoraggio dell'INR).
  • Il valore dell'INR deve rimanere in un intervallo stretto (tra 2.0 e 3.0) per essere efficace e sicuro.
  • Il warfarin può interagire con molti farmaci e alimenti.
  • La sua azione inizia e termina lentamente.

Questi fattori rendono difficile seguire correttamente la terapia, soprattutto negli anziani, che sono anche i più a rischio di ictus.

La realtà dell'uso della terapia anticoagulante

In pratica, solo circa il 50% delle persone con FA che dovrebbero prendere anticoagulanti li assume davvero. Questo è un problema serio, perché molti pazienti restano esposti al rischio di ictus.

Uno studio italiano su oltre 7.000 pazienti ha mostrato che:

  • Il 55% dei pazienti con FA riceve la terapia anticoagulante.
  • La percentuale è più alta nei reparti di cardiologia (67%) rispetto a quelli di medicina interna (49%).
  • L'età avanzata e altre malattie presenti riducono la probabilità di prescrizione della terapia.

Anche tra chi assume il warfarin, spesso il controllo dell'INR non è ottimale. Solo meno della metà delle misurazioni rientra nell'intervallo corretto, riducendo l'efficacia e aumentando il rischio di sanguinamenti.

Inoltre, circa il 30% dei pazienti interrompe la terapia entro un anno dall'inizio.

Le nuove speranze: i nuovi anticoagulanti orali (NAO)

Per superare queste difficoltà, sono stati sviluppati nuovi farmaci anticoagulanti, chiamati NAO, come dabigatran, rivaroxaban e apixaban. Questi farmaci hanno alcuni vantaggi importanti:

  • Si assumono a dosi fisse, senza bisogno di controlli frequenti del sangue.
  • Hanno un'efficacia simile o migliore rispetto al warfarin nel prevenire ictus ed embolie.
  • Presentano un minor rischio di sanguinamenti gravi, in particolare di emorragie cerebrali.

Si spera che con questi nuovi farmaci la gestione della terapia anticoagulante diventi più semplice e che più pazienti possano beneficiarne, riducendo così il numero di ictus legati alla fibrillazione atriale.

In conclusione

La fibrillazione atriale aumenta il rischio di ictus, ma esistono terapie efficaci per prevenirlo. La terapia anticoagulante tradizionale con warfarin è efficace ma complessa da gestire, e per questo non sempre viene usata correttamente. I nuovi anticoagulanti orali offrono una soluzione più semplice e sicura, con la speranza di proteggere meglio i pazienti e ridurre gli ictus.

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