Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 771 pazienti con una disfunzione ventricolare sinistra, cioè una ridotta capacità del cuore di pompare sangue, dopo un infarto del miocardio (il cosiddetto "attacco di cuore").
I pazienti sono stati divisi in due gruppi:
- uno ha ricevuto zofenopril (60 mg al giorno) più acido acetilsalicilico (ASA, 100 mg al giorno);
- l'altro ha ricevuto ramipril (10 mg al giorno) più ASA.
Lo studio è stato condotto in modo randomizzato e in doppio cieco, cioè né i pazienti né i medici sapevano quale farmaco venisse somministrato, per garantire risultati affidabili.
Cosa è stato valutato
L'obiettivo principale era vedere, dopo un anno, quante persone fossero morte o fossero state ricoverate in ospedale per problemi legati al cuore.
Risultati principali
- Il gruppo trattato con zofenopril più ASA ha mostrato una riduzione significativa degli eventi combinati (morte o ricovero) rispetto al gruppo con ramipril.
- In particolare, le ospedalizzazioni per problemi cardiaci sono diminuite in modo significativo nel gruppo con zofenopril.
- Il tasso di mortalità non è risultato diverso tra i due gruppi.
- La pressione arteriosa è rimasta stabile in entrambi i gruppi durante l'anno di osservazione.
- La funzione renale, cioè come lavorano i reni, è rimasta simile nei due gruppi, senza differenze importanti.
- Entrambi i trattamenti sono risultati sicuri e ben tollerati.
In conclusione
Lo studio mostra che, per i pazienti con una funzione cardiaca ridotta dopo un infarto, l'associazione di zofenopril e acido acetilsalicilico è più efficace nel ridurre il rischio di ospedalizzazione rispetto a quella con ramipril e acido acetilsalicilico. Entrambi i trattamenti sono sicuri e non differiscono per quanto riguarda la mortalità o la funzione renale.