Che cos'è l'infarto periprocedurale?
L'infarto periprocedurale è un danno al muscolo cardiaco che si verifica in seguito a procedure mediche che mirano a migliorare il flusso di sangue al cuore, come l'angioplastica coronarica. Questo danno si evidenzia con un aumento di una sostanza chiamata troponina, che si trova nel sangue e indica un danno al cuore.
Come si riconosce?
Secondo le linee guida europee, per parlare di infarto periprocedurale è necessario che la troponina aumenti di almeno 5 volte rispetto al valore normale, insieme a uno dei seguenti segni:
- dolore al petto che dura più di 20 minuti,
- modifiche specifiche nell'elettrocardiogramma (ECG),
- evidenza di perdita di parte del muscolo cardiaco in esami di imaging.
Se la troponina è già alta prima della procedura, si considera significativa un aumento superiore al 20%.
Perché è importante?
Il danno miocardico periprocedurale è associato a un aumento del rischio di morte e di altri problemi cardiaci nel tempo. Questo rende importante individuare i pazienti a rischio e adottare strategie per proteggere il cuore durante le procedure.
Quali sono le cause principali?
Le cause più comuni di infarto periprocedurale includono:
- piccoli frammenti di materiale grasso o coaguli che si staccano e bloccano i vasi più piccoli,
- ostruzione di piccoli rami delle coronarie,
- danni o lacerazioni alle arterie coronarie,
- spasmi dei vasi sanguigni.
Alcuni fattori che aumentano il rischio sono l'età avanzata, il diabete, la presenza di malattia coronarica diffusa, problemi ai reni e anemia.
Come si può prevedere?
Studi recenti hanno mostrato che una misura chiamata indice di resistenza microvascolare (IMR), che valuta la resistenza al flusso nei piccoli vasi del cuore, può aiutare a prevedere il rischio di infarto periprocedurale. Valori elevati di IMR prima della procedura indicano un rischio maggiore di danno cardiaco. Tuttavia, questa misura è difficile da ottenere nella pratica quotidiana.
Quali strategie possono aiutare a prevenire l'infarto periprocedurale?
Al momento, la prevenzione si basa principalmente su:
- terapia antiaggregante: farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli. Ad esempio, dosi elevate di alcuni farmaci come il prasugrel o il clopidogrel possono ridurre il rischio di infarto periprocedurale;
- pretrattamento con statine: farmaci per abbassare il colesterolo, somministrati ad alte dosi prima della procedura, hanno dimostrato di ridurre sia il rischio di infarto che di altri eventi cardiaci;
- precondizionamento ischemico remoto (RIPC): una tecnica che consiste nell'applicare brevi cicli di interruzione e ripresa del flusso sanguigno a un braccio prima della procedura, che può proteggere il cuore dal danno;
- ottimizzazione del numero di stent: impiantare solo gli stent necessari, poiché un numero maggiore è associato a un rischio più alto.
In conclusione
L'infarto periprocedurale è un danno al cuore che può verificarsi durante procedure di rivascolarizzazione. È importante riconoscerlo e capire i fattori di rischio per poter adottare misure preventive efficaci. Attualmente, la prevenzione si basa su farmaci antiaggreganti, statine ad alte dosi e tecniche di protezione cardiaca. La ricerca continua a cercare modi più semplici e affidabili per identificare i pazienti a rischio e migliorare la sicurezza delle procedure.