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Articolo per pazienti Pubblicato: 30/11/2012 Lettura: ~2 min

Studio MONIKA-CORA: i sintomi indicano il rischio di mortalità a breve e lungo termine

Fonte
American Heart Journal Volume 164, Issue 6, Pages 856-861, December 2012.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Paolo Cionini Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo studio ha esaminato come alcuni sintomi riferiti durante un infarto miocardico acuto possano essere collegati al rischio di morte a breve e lungo termine. Conoscere queste associazioni può aiutare a comprendere meglio l'andamento della malattia.

Che cosa ha studiato lo studio MONIKA-CORA

Lo studio ha analizzato 1.646 pazienti (1.231 uomini e 415 donne) tra i 25 e i 74 anni, ricoverati in ospedale per un infarto miocardico acuto, cioè un attacco al cuore. L'obiettivo era capire se alcuni sintomi riferiti dai pazienti fossero collegati al rischio di morte entro 28 giorni o nel lungo periodo (in media 4 anni di osservazione).

Sintomi associati a un minor rischio di morte a breve termine (entro 28 giorni)

  • Preoccupazione per la morte: i pazienti che avevano questa sensazione avevano un rischio di morte più basso.
  • Diaforesi: significa sudorazione intensa; anche questo sintomo era legato a un minor rischio.
  • Nausea: la sensazione di malessere allo stomaco era associata a un rischio ridotto.

Sintomi associati a un maggior rischio di morte a breve termine

  • Sincope: perdita improvvisa di coscienza, che indicava un rischio più alto di morte entro 28 giorni.

Sintomi associati alla mortalità a lungo termine

  • Dolore nell'alto addome: era collegato a un rischio più basso di morte nel tempo.
  • Dispnea: difficoltà a respirare, associata a un aumento del rischio di morte a lungo termine.
  • Assenza di dolore toracico: chi non aveva dolore al petto mostrava un rischio più alto di mortalità nel lungo periodo.

In conclusione

Lo studio ha mostrato che alcuni sintomi specifici durante un infarto possono indicare un rischio diverso di mortalità sia a breve che a lungo termine. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per confermare questi risultati e capire meglio come usarli nella pratica medica.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Paolo Cionini

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