Che cosa è stato studiato
I ricercatori dell'Università di Maastricht in Olanda hanno utilizzato la risonanza magnetica per analizzare le placche nelle arterie carotidi di 126 pazienti che avevano già avuto un ictus o un TIA. Questi pazienti presentavano un restringimento (stenosi) delle carotidi tra il 30% e il 69%, misurato con una tecnica speciale di risonanza magnetica chiamata "multisequence".
Cosa si è osservato nelle placche
Le placche sono accumuli di materiale all’interno delle arterie che possono causare problemi. Sono stati valutati tre aspetti importanti:
- Nucleo necrotico ricco di lipidi (LRNC): una parte della placca contenente grassi che può essere pericolosa.
- Cappuccio fibroso (FC): uno strato che copre la placca; se è sottile o rotto, aumenta il rischio.
- Emorragia intraplacca (IPH): presenza di sangue all’interno della placca, segno di instabilità.
Risultati principali
I pazienti sono stati seguiti per un anno per vedere se avessero un nuovo TIA o ictus dalla stessa parte del corpo. Durante questo periodo, 13 pazienti hanno avuto un nuovo evento ischemico (10 TIA e 3 ictus).
È importante notare che il grado di restringimento delle carotidi (stenosi) non è risultato utile per prevedere le recidive. Al contrario, la presenza di:
- un nucleo necrotico ricco di lipidi,
- un cappuccio fibroso sottile o rotto,
- un’emorragia all’interno della placca
era associata a un rischio più alto di avere un nuovo evento ischemico.
In conclusione
La risonanza magnetica può identificare caratteristiche specifiche delle placche nelle carotidi che aiutano a prevedere il rischio di recidiva di ictus o TIA. Questi risultati mostrano che non è solo importante quanto è stretto il vaso, ma anche la composizione e la stabilità della placca stessa.