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Articolo per pazienti Pubblicato: 07/01/2013 Lettura: ~2 min

Come modificare la programmazione dell’ICD può ridurre trattamenti inutili e mortalità

Fonte
N Engl J Med 2012; 367:2275-2283 December 13, 2012 DOI: 10.1056/NEJMoa1211107.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Cristina Raimondo Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega come cambiare il modo in cui si programma un dispositivo chiamato ICD (defibrillatore cardiaco impiantabile) può aiutare a ridurre trattamenti non necessari e migliorare la sopravvivenza. È importante capire che queste modifiche riguardano la tempistica con cui il dispositivo interviene in caso di battito cardiaco troppo veloce.

Che cos'è l'ICD e perché si programma

L'ICD è un dispositivo impiantato nel cuore che aiuta a correggere ritmi cardiaci troppo veloci o pericolosi, chiamati tachiaritmie. La sua programmazione decide quando e come intervenire per fermare questi battiti anomali.

Modifiche alla programmazione e loro effetti

Uno studio ha confrontato tre diversi modi di programmare l'ICD in 1.500 pazienti con indicazione per questo impianto:

  • Programmazione A: il dispositivo aspetta 2,5 secondi prima di intervenire se la frequenza cardiaca è di almeno 200 battiti al minuto.
  • Programmazione B: il dispositivo aspetta un tempo variabile a seconda della frequenza cardiaca, ad esempio 60 secondi se la frequenza è tra 170 e 199 battiti al minuto, 12 secondi tra 200 e 249, e 2,5 secondi se è 250 o più.
  • Programmazione C (tradizionale): il dispositivo interviene dopo 2,5 secondi se la frequenza è tra 170 e 199 battiti al minuto, e dopo 1 secondo se è 200 o più.

Risultati principali

Dopo circa 1,4 anni di osservazione, le programmazioni A e B hanno mostrato benefici rispetto alla programmazione tradizionale C:

  • Hanno ridotto il numero di interventi inappropriati, cioè trattamenti attivati quando non necessari.
  • Hanno ridotto la mortalità per tutte le cause, cioè il rischio di morte durante il periodo di osservazione.

Inoltre, non ci sono state differenze importanti negli effetti indesiderati legati alla procedura tra i tre gruppi.

Cosa significa tutto questo

Modificare la programmazione dell’ICD per far intervenire il dispositivo con un ritardo più lungo o solo in presenza di frequenze cardiache molto elevate può evitare trattamenti inutili e migliorare la sopravvivenza dei pazienti.

In conclusione

La scelta di programmare l’ICD con un ritardo nell’intervento, variabile a seconda della frequenza cardiaca, è associata a una riduzione degli interventi non necessari e a una diminuzione della mortalità nel lungo termine. Questo suggerisce che una programmazione più attenta e personalizzata può portare benefici importanti per chi ha questo dispositivo.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Cristina Raimondo

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