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Articolo per pazienti Pubblicato: 07/02/2013 Lettura: ~2 min

Il paradosso dell'obesità nelle sindromi coronariche acute

Fonte
Eur Heart J (2013) 34 (5): 345-353.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Ilaria Ferrari Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

In alcune malattie, come le sindromi coronariche acute, l'obesità sembra essere collegata a un miglioramento della salute rispetto a chi ha un peso normale. Questo fenomeno, chiamato "paradosso dell'obesità", è stato studiato per capire meglio come il peso corporeo influisca sulla sopravvivenza in queste condizioni.

Che cosa significa il paradosso dell'obesità

Il "paradosso dell'obesità" indica un risultato sorprendente: in alcune malattie, le persone con un peso superiore alla norma mostrano una salute migliore rispetto a chi ha un peso considerato normale.

Lo studio sui pazienti con sindromi coronariche acute

È stata analizzata una grande raccolta di dati provenienti da 64.436 pazienti svedesi che avevano subito un esame chiamato angiografia coronarica a causa di una sindrome coronarica acuta, cioè un problema improvviso al cuore.

Di questi pazienti:

  • 84,4% aveva un restringimento significativo delle arterie del cuore (stenosi coronarica).
  • 15,6% non presentava restringimenti importanti.

I pazienti sono stati divisi in nove gruppi in base al loro indice di massa corporea (BMI), un numero che si calcola usando peso e altezza per valutare se una persona è sottopeso, normopeso o sovrappeso.

Trattamenti e risultati

Chi aveva un restringimento significativo delle arterie è stato ulteriormente suddiviso in base al tipo di trattamento ricevuto:

  • Solo farmaci (terapia medica).
  • Intervento per aprire l'arteria (angioplastica coronarica percutanea, PCI).
  • Intervento chirurgico per creare un nuovo percorso al sangue (innesto di by-pass).

La mortalità, cioè il rischio di morte nei tre anni successivi, è stata confrontata tra i diversi gruppi, prendendo come riferimento le persone con un BMI tra 21 e meno di 23,5 kg/m2 (considerate normopeso).

Principali risultati

  • Le persone sottopeso (BMI inferiore a 18,5 kg/m2) avevano il rischio più alto di morte, indipendentemente dal tipo di restringimento o trattamento.
  • I pazienti con un leggero sovrappeso (BMI tra 26,5 e meno di 28 kg/m2) trattati con farmaci o angioplastica avevano il rischio più basso di mortalità.
  • Analizzando il BMI come numero continuo, il rischio di morte diminuiva all'aumentare del BMI fino a circa 35 kg/m2, per poi aumentare nuovamente.

In conclusione

Questo studio mostra che, nelle sindromi coronariche acute, un peso leggermente superiore al normale può essere associato a una migliore sopravvivenza rispetto a un peso basso o troppo alto. Il rischio di mortalità è più alto nelle persone sottopeso e tende a diminuire con l'aumento del peso fino a un certo punto, per poi risalire.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Ilaria Ferrari

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