Che cosa ha studiato la ricerca
Lo studio ha esaminato se l'esposizione a lungo termine all'inquinamento atmosferico è collegata a un aumento del rischio di morte per problemi cardiaci, in particolare per ischemia miocardica, che è una riduzione del flusso di sangue al cuore.
I dati sono stati raccolti dal Myocardial Ischaemia National Audit Project (MINAP), un grande archivio che contiene informazioni su pazienti ricoverati per sindrome coronarica acuta, cioè un gruppo di condizioni che includono l'infarto.
Come è stato condotto lo studio
- Sono stati analizzati 154.204 pazienti ricoverati tra il 2004 e il 2010 in Inghilterra e Galles.
- Il periodo medio di osservazione dopo il ricovero è stato di 3,7 anni.
- Durante questo tempo, 39.863 pazienti sono deceduti.
- Si è valutata la relazione tra la mortalità e la quantità di particelle fini nell'aria, in particolare quelle con diametro inferiore o uguale a 2,5 micron, chiamate PM2,5.
Risultati principali
- Un aumento di 10 microgrammi per metro cubo (mg/m³) di PM2,5 è stato associato a un aumento del 20% del rischio di morte dopo l'infarto.
- Non sono state trovate associazioni significative con particelle più grandi o con gli ossidi di azoto, altri tipi di inquinanti.
- L'inquinamento ha contribuito in modo limitato alle differenze di sopravvivenza legate alle condizioni socioeconomiche, cioè alle differenze tra persone che vivono in aree più o meno svantaggiate.
Cosa significa per chi ha avuto un infarto
Le persone che sopravvivono a un infarto e vivono in ambienti con aria più inquinata da particelle molto piccole (PM2,5) hanno un rischio maggiore di mortalità nel tempo rispetto a chi è esposto a livelli più bassi di queste particelle.
Questo suggerisce che l'inquinamento atmosferico è un fattore importante da considerare per la salute a lungo termine dopo un evento cardiaco.
In conclusione
Lo studio mostra che l'esposizione prolungata a particelle fini nell'aria aumenta il rischio di morte nelle persone che hanno avuto un infarto. Anche se l'inquinamento contribuisce solo in parte alle differenze di salute legate al contesto sociale, è comunque un elemento importante per la sopravvivenza dopo un evento cardiaco.