Che cos'è la cardiomiopatia apicale
La cardiomiopatia ipertrofica apicale è una forma di malattia del muscolo cardiaco che interessa la parte finale del cuore, chiamata apice. In passato era vista come una forma "benigna", cioè con pochi rischi, ma i dati a lungo termine erano limitati.
Lo studio e i pazienti coinvolti
Lo studio ha confrontato 193 pazienti con questa malattia, di cui il 62% uomini, con persone senza questa condizione, abbinate per età e sesso. L'età media dei pazienti era di 58 anni.
- Il 22% aveva una storia familiare di questa malattia o di morte improvvisa per problemi cardiaci.
- Il 11% aveva anche malattia delle arterie coronarie, cioè problemi ai vasi sanguigni del cuore.
Alcuni pazienti presentavano particolari alterazioni nella parte apicale del cuore, come:
- una piccola sacca chiamata "pouch" (29 pazienti);
- un aneurisma, cioè un rigonfiamento anomalo (6 pazienti);
- una dilatazione con ridotto movimento della parete (23 pazienti).
Risultati dopo il follow-up
I pazienti sono stati seguiti per una media di circa 6 anni e mezzo (78 mesi). Durante questo periodo:
- Il 29% dei pazienti è deceduto, con un'età media alla morte di 72 anni.
- Le donne hanno avuto più spesso problemi come insufficienza cardiaca (quando il cuore fatica a pompare il sangue), fibrillazione atriale (un tipo di battito cardiaco irregolare) e mortalità rispetto agli uomini.
- La sopravvivenza a 20 anni era del 47%, inferiore al 60% atteso nella popolazione generale.
- Eventi gravi come morte cardiaca improvvisa, arresto cardiaco con rianimazione o interventi con defibrillatore sono avvenuti nel 6% dei pazienti.
Fattori che influenzano la prognosi
Lo studio ha identificato alcuni elementi legati a un rischio maggiore di ridotta sopravvivenza:
- Età più avanzata al momento della diagnosi.
- Sesso femminile.
- Presenza di fibrillazione atriale.
In conclusione
La cardiomiopatia apicale non è sempre una malattia "benigna". In questa popolazione, è associata a un aumento del rischio di morte, soprattutto nelle donne. È importante quindi monitorare attentamente i pazienti con questa condizione per riconoscere e gestire eventuali complicazioni.