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Articolo per pazienti Pubblicato: 08/07/2013 Lettura: ~3 min

Frazione d'eiezione e rischio di morte improvvisa

Fonte
Eraldo Occhetta, SSD Elettrofisiologia e Cardiostimolazione, Dipartimento Cardiologico, Azienda Ospedaliero-Universitaria Maggiore della Carità, Novara

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Eraldo Occhetta Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1085 Sezione: 29

Introduzione

La morte cardiaca improvvisa è un evento grave che può colpire molte persone. Identificare chi è a rischio è fondamentale per prevenire questi episodi. Un parametro molto usato per valutare questo rischio è la frazione d'eiezione del cuore, ma ci sono dubbi sulla sua efficacia da sola. In questo testo spieghiamo cosa significa e quali altri fattori possono essere importanti.

Che cos'è la morte cardiaca improvvisa

La morte cardiaca improvvisa è quando il cuore smette di funzionare correttamente e la persona muore entro un'ora dall'inizio dei sintomi. Ogni anno colpisce molte persone, con un numero stimato tra 184.000 e 462.000 casi. La causa principale sono aritmie gravi, cioè battiti cardiaci molto veloci e irregolari che partono dai ventricoli, le camere inferiori del cuore.

Come si previene la morte improvvisa

Per prevenire questi eventi si usano due strategie:

  • Prevenzione secondaria: riguarda chi ha già avuto un arresto cardiaco o aritmie gravi. In questi casi si può impiantare un defibrillatore automatico interno (ICD) che corregge rapidamente il ritmo del cuore.
  • Prevenzione primaria: si cerca di identificare persone a rischio prima che succeda qualcosa, per esempio con farmaci o con l'impianto di un ICD.

Studi scientifici hanno dimostrato che l'uso dell'ICD riduce il rischio di morte, sia in chi ha già avuto problemi sia in chi ha un rischio elevato ma non ha ancora avuto eventi.

Il ruolo della frazione d'eiezione (LVEF)

La frazione d'eiezione è una misura che indica quanto bene il ventricolo sinistro del cuore riesce a pompare il sangue. Viene espressa in percentuale. Valori normali sono sopra il 50-55%. Valori bassi indicano una funzione cardiaca ridotta.

Attualmente, la LVEF è usata per decidere chi può beneficiare dell'impianto di un ICD. In particolare, pazienti con LVEF inferiore al 30-35% e sintomi di insufficienza cardiaca possono essere candidati all'ICD.

Limiti della frazione d'eiezione come unico criterio

Recentemente si è capito che la LVEF da sola non è sufficiente per prevedere il rischio di morte improvvisa. Infatti:

  • Meno di un terzo delle morti improvvise avvengono in persone con LVEF molto bassa.
  • Il rischio di morte aumenta gradualmente con la diminuzione della LVEF, ma non è un valore netto che distingue chi rischia e chi no.
  • Altri fattori clinici, come l'età, la presenza di altre malattie, la durata del battito cardiaco anormale e la classe funzionale del paziente, influenzano molto il rischio.
  • In alcune analisi, l'ICD ha mostrato benefici maggiori solo in pazienti con alcuni fattori di rischio aggiuntivi.
  • Nei pazienti molto anziani, i benefici dell'ICD sono meno chiari e i rischi dell'impianto possono essere maggiori.
  • Le donne sembrano trarre meno beneficio dall'ICD rispetto agli uomini, secondo alcune ricerche.

Importanza di valutare il paziente nel suo insieme

Oltre alla LVEF, è importante considerare:

  • Altre malattie che possono limitare la vita.
  • L'età del paziente.
  • Il sesso.
  • Altri parametri clinici e di laboratorio.

Questi elementi aiutano a decidere meglio chi può davvero beneficiare dell'impianto di un ICD, evitando trattamenti inutili o rischiosi per chi non ne trarrebbe vantaggio.

In conclusione

La frazione d'eiezione è un parametro utile ma non sufficiente da solo per identificare chi rischia una morte cardiaca improvvisa. È importante valutare anche altri fattori come l'età, il sesso e le condizioni generali di salute. Questo approccio aiuta a usare meglio le risorse e a offrire cure più appropriate e sicure.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Eraldo Occhetta

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