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Articolo per pazienti Pubblicato: 02/09/2013 Lettura: ~4 min

Una febbre “cardiologica”

Fonte
Caso clinico originale tratto da una pubblicazione medica su pericardite e aritmie in paziente con metastasi renale e intervento cardiotoracico.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Agostoni Contini Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 926 Sezione: 17

Introduzione

Questo caso riguarda una donna di 52 anni con una storia medica complessa che ha sviluppato sintomi cardiaci e febbre dopo un intervento chirurgico importante. Il racconto clinico aiuta a capire come si arriva a una diagnosi corretta e quali sono i passi per gestire la situazione in modo sicuro.

Che cosa è successo alla paziente

La paziente ha 52 anni e ha avuto in passato pressione alta e un intervento per un tumore al rene destro. Inoltre, ha un gozzo tiroideo con noduli ma la tiroide funziona normalmente. Nel 2013, una TAC ha mostrato alterazioni nella tiroide e nelle vene vicino al cuore, che sono state interpretate come metastasi del tumore renale.

Per questo motivo è stata operata per rimuovere parte della tiroide e una massa tumorale nelle vene e nel cuore destro. Dopo l'intervento ha avuto un'aritmia (battito cardiaco irregolare) che è stata trattata con un farmaco chiamato amiodarone.

I sintomi dopo la dimissione

Circa tre settimane dopo l'uscita dall'ospedale, la paziente si è presentata al pronto soccorso con:

  • Palpitazioni (sensazione di battito cardiaco accelerato o irregolare)
  • Dolore al petto sul lato sinistro, che peggiora quando respira profondamente
  • Febbre alta (39 °C) due giorni prima, controllata con paracetamolo

La pressione arteriosa era normale, la frequenza cardiaca molto elevata (145 battiti al minuto) e la temperatura normale al momento del controllo (37 °C). L'esame del cuore mostrava battiti rapidi e irregolari, i polmoni erano normali, l'addome senza problemi, ma con respiro ridotto alle basi polmonari. Non c'erano segni di gonfiore o accumulo di liquidi nelle vene del collo.

Diagnosi iniziale e accertamenti

Il quadro clinico e l'elettrocardiogramma (ECG) suggerivano una pericardite, cioè un'infiammazione del sacco che avvolge il cuore. Questo spiega il dolore toracico, la febbre e le modifiche dell'ECG. L'aritmia atriale (battito irregolare) può essere legata a questa infiammazione.

Gli esami del sangue mostravano un aumento dei globuli bianchi e della proteina C-reattiva (PCR), segno di infiammazione. Non c'erano segni di danno al muscolo cardiaco (enzimi e troponina negativi). Le colture per cercare infezioni nel sangue e nelle urine erano negative.

La radiografia del torace mostrava un aumento delle dimensioni del cuore rispetto all'esame precedente. L'ecocardiogramma confermava la presenza di un versamento pericardico, cioè liquido accumulato nel pericardio, senza però causare una compressione grave del cuore (tamponamento). Non c'erano segni di infezione delle valvole cardiache (endocardite).

Gestione dell'aritmia

La paziente aveva un'aritmia atriale con frequenza molto alta (150-160 bpm) che non rispondeva ai farmaci antiaritmici flecainide e amiodarone. In questo caso è stata scelta la cardioversione elettrica, cioè un trattamento che usa una scarica elettrica per riportare il cuore al ritmo normale.

La cardioversione è stata efficace, il cuore è tornato a un ritmo regolare con frequenza un po' elevata ma stabile. L'ECG mostrava ancora alcune modifiche legate alla pericardite.

Terapia consigliata

  • Trattamento antiinfiammatorio con farmaci chiamati FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), che aiutano a ridurre l'infiammazione e il dolore.
  • Se i FANS non fossero sufficienti, si può aggiungere la colchicina, un altro farmaco che aiuta a controllare l'infiammazione.
  • Protezione dello stomaco durante la terapia antiinfiammatoria per evitare effetti collaterali.
  • Per controllare la frequenza cardiaca elevata, è indicato un beta-bloccante, un farmaco che rallenta il battito cardiaco. In questo caso è stato usato il bisoprololo.
  • Amiodarone può essere mantenuto come profilassi per prevenire nuove aritmie.

La terapia con corticosteroidi (cortisone) è generalmente evitata come prima scelta perché può aumentare il rischio di recidive dell'infiammazione.

La pericardiocentesi, cioè il prelievo di liquido dal pericardio con ago, non è stata necessaria perché non c'erano segni di tamponamento cardiaco, una condizione grave in cui il liquido comprime il cuore.

In conclusione

La paziente ha sviluppato una pericardite con versamento pericardico e aritmia atriale dopo un intervento complesso. La diagnosi si basa su sintomi, esami del sangue, ECG, radiografia e ecocardiogramma. La gestione prevede terapia antiinfiammatoria con FANS, controllo della frequenza cardiaca con beta-bloccanti e trattamento dell'aritmia con cardioversione elettrica se necessario. La prognosi può essere buona se la pericardite viene trattata correttamente e si controllano le complicazioni.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Agostoni Contini

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