CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 07/10/2013 Lettura: ~4 min

Denervazione renale: il ruolo del nefrologo

Fonte
Simone Vettoretti, U.O. Nefrologia, dialisi e trapianto renale, Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore, Policlinico di Milano

Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1125 Sezione: 5

Introduzione

La denervazione renale è una procedura innovativa utilizzata per trattare l'ipertensione resistente, una forma di pressione alta difficile da controllare con i farmaci tradizionali. Questo testo spiega in modo semplice come funziona questa tecnica, quali sono i suoi benefici e i possibili rischi, soprattutto per la funzione dei reni. È importante che i pazienti comprendano come i medici, in particolare i nefrologi, valutino attentamente questa procedura per garantire la sicurezza e l'efficacia del trattamento.

Che cos'è l'ipertensione resistente

L'ipertensione resistente è una condizione in cui la pressione arteriosa rimane alta (oltre 140/90 mmHg) nonostante l'uso di almeno tre diversi farmaci per la pressione, incluso un diuretico, presi alla dose massima tollerata.

Il ruolo del sistema nervoso ortosimpatico

Studi su animali e persone hanno mostrato che in chi ha ipertensione resistente c'è un'attività troppo alta del sistema nervoso ortosimpatico. Questo sistema controlla molte funzioni del corpo, tra cui la regolazione dei vasi sanguigni nei reni. L'aumento di attività delle fibre nervose che attraversano le arterie renali può causare:

  • ristretta dei piccoli vasi sanguigni nei reni (vasocostrizione);
  • attivazione di sistemi che aumentano la pressione e trattengono sale e acqua;
  • vasocostrizione in tutto il corpo.

Questi fattori creano un circolo vizioso che mantiene alta la pressione.

La procedura di denervazione renale

La denervazione renale è una tecnica che usa un catetere speciale inserito nelle arterie renali. Questo catetere emette onde a radiofrequenza che danneggiano selettivamente le fibre nervose ortosimpatiche presenti nella parete delle arterie, riducendo così la loro attività.

Gli studi mostrano che questa procedura può abbassare la pressione arteriosa sistolica (il numero più alto) di oltre 20 mmHg e quella diastolica (il numero più basso) di circa 10-15 mmHg. Circa l'80% dei pazienti trattati vede una riduzione della pressione, mentre circa il 20% raggiunge valori normali.

Inoltre, la denervazione può migliorare la resistenza all'insulina e il controllo dello zucchero nel sangue, poiché riduce l'eccessiva attivazione nervosa sistemica.

Sicurezza e rischi della procedura

La sicurezza della denervazione renale è stata studiata in meno di mille pazienti con un follow-up medio di 6 mesi. I risultati indicano che la procedura è generalmente sicura, con complicanze minori in circa il 3% dei casi, come piccoli ematomi o pseudo-aneurismi nel punto di inserzione del catetere. Un solo caso di lesione dell'arteria renale è stato risolto con una procedura interna al vaso. Non sono stati osservati eventi gravi come embolie.

A 6 mesi, sono stati segnalati solo due casi di restringimento significativo delle arterie renali, ma questi erano probabilmente dovuti a problemi già presenti prima della procedura.

La denervazione non sembra causare problemi alla funzione renale sia subito dopo l'intervento sia nel medio termine, anche in pazienti con una funzione renale già ridotta (filtrato glomerulare stimato inferiore a 40 ml/min). In questi casi, non sono state trovate variazioni significative della funzione renale a 3 e 6 mesi, anche se alcuni pazienti hanno avuto un peggioramento tardivo probabilmente legato a cambiamenti nella terapia medica.

Effetti sulla circolazione renale e possibili nuovi usi

Due studi hanno mostrato che la denervazione può ridurre la resistenza al flusso sanguigno all'interno del rene e aumentare il flusso di sangue. Questi cambiamenti potrebbero spiegare i risultati di uno studio su pazienti con insufficienza cardiaca, in cui la procedura ha permesso di ridurre l'uso di diuretici senza peggiorare la funzione renale o la ritenzione di liquidi.

Questi dati suggeriscono che la denervazione potrebbe avere un ruolo futuro anche in pazienti con problemi cardiaci e renali.

Denervazione in pazienti con dialisi o trapianto renale

Alcuni casi hanno riportato l'uso della denervazione in pazienti in dialisi o con trapianto renale. In questi casi non sono stati osservati eventi avversi importanti, ma i benefici sulla pressione sono stati variabili. Questo può dipendere dal flusso di sangue nelle arterie renali, che se ridotto può limitare l'efficacia della procedura.

Indicazioni e raccomandazioni attuali

Le società scientifiche europee (ESC ed ESH) raccomandano di eseguire la denervazione solo in pazienti con una funzione renale non troppo compromessa (filtrato glomerulare stimato superiore a 40 ml/min).

Prima di procedere, è fondamentale fare uno studio dettagliato delle arterie renali con esami radiologici per assicurarsi che:

  • le arterie abbiano una lunghezza adeguata (oltre 20 mm);
  • il diametro interno sia sufficiente (oltre 4 mm);
  • non ci siano restringimenti o calcificazioni importanti.

Il ruolo del nefrologo è quindi importante per valutare i pazienti, collaborare con cardiologi e radiologi e seguire attentamente i pazienti dopo la procedura.

In conclusione

La denervazione renale è una procedura promettente per trattare l'ipertensione resistente, agendo sul sistema nervoso che regola i reni e la pressione. È generalmente sicura e può migliorare la pressione e alcuni aspetti del metabolismo. Tuttavia, richiede una valutazione attenta da parte di specialisti, soprattutto per proteggere la funzione renale. La collaborazione tra nefrologi, cardiologi e radiologi è fondamentale per scegliere i pazienti giusti e garantire un buon risultato.

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA