La cautela nel trattamento dell’ipertensione negli anziani
L’ipertensione arteriosa è molto diffusa tra le persone anziane. Trattarla può essere complesso, soprattutto nei pazienti molto anziani e fragili. Le linee guida pubblicate nel 2013 dalla Società Europea di Ipertensione (ESH) e dalla Società Europea di Cardiologia (ESC) aggiornano le indicazioni per il trattamento in questa fascia di età.
Indicazioni generali e obiettivi di pressione
Negli ultimi anni le raccomandazioni sono cambiate più volte. Attualmente si suggerisce di essere più cauti nel fissare i limiti di pressione da raggiungere negli anziani, rispetto agli adulti più giovani. Non è sempre necessario abbassare la pressione sotto 140/90 mmHg, soprattutto nei pazienti molto fragili.
Le linee guida consigliano di iniziare il trattamento e di stabilire gli obiettivi di pressione tenendo conto delle condizioni fisiche e della fragilità del paziente. Questo significa che:
- Negli anziani in buone condizioni fisiche, valori elevati di pressione sono associati a un maggior rischio di morte, quindi è utile un trattamento più deciso.
- Nei pazienti fragili, invece, la relazione tra pressione alta e rischio di mortalità è meno chiara e a volte può essere invertita.
Importanza della valutazione della fragilità
Le nuove linee guida riconoscono l’importanza di valutare la fragilità dell’anziano, un concetto tipico della geriatria che indica una ridotta capacità di resistere a stress fisici o malattie. Questa valutazione aiuta a decidere chi può beneficiare di un trattamento più aggressivo e chi invece dovrebbe avere obiettivi meno rigidi.
Per valutare la fragilità si possono usare test semplici, come la Short Physical Performance Battery o la misurazione della velocità nel camminare. Questi strumenti sono facili da usare anche da medici non specialisti in geriatria.
Rischi di un trattamento troppo intenso
Un trattamento troppo aggressivo può causare effetti indesiderati, come ipotensione ortostatica (calo improvviso della pressione quando ci si alza in piedi), che aumenta il rischio di cadute e fratture, in particolare del femore. Uno studio ha mostrato un aumento delle fratture dopo l’inizio di una nuova terapia anti-ipertensiva, indipendentemente dal tipo di farmaco usato.
Per ridurre questi rischi, è utile un avvio graduale della terapia e un monitoraggio della pressione anche a casa.
Scelta dei farmaci
Le cinque principali classi di farmaci per l’ipertensione (ACE-inibitori, sartani, calcio-antagonisti, diuretici e beta-bloccanti) sono tutte considerate valide come prima scelta. La scelta può essere guidata dalla tollerabilità individuale e dal costo.
Per l’ipertensione sistolica isolata, tipica negli anziani, si preferiscono diuretici o calcio-antagonisti, anche se questa indicazione deriva principalmente dai grandi studi clinici disponibili.
In conclusione
Le nuove linee guida ESC/ESH 2013 sottolineano l’importanza di un approccio personalizzato nel trattamento dell’ipertensione negli anziani. È fondamentale distinguere tra anziani in buona salute e anziani fragili, per evitare sia il sottotrattamento sia l’eccesso di terapia che può causare danni. La valutazione della fragilità e un monitoraggio attento aiutano a scegliere il trattamento più sicuro ed efficace per ogni persona.