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Articolo per pazienti Pubblicato: 18/11/2013 Lettura: ~3 min

Quando l’ipertensione resistente richiede l’intervento del chirurgo vascolare

Fonte
Daniela Trabattoni, MD, FACC, FESC - Aiuto, Cardiologia Invasiva, Dipartimento di Scienze Cardiovascolari, Centro Cardiologico Monzino, IRCCS

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Daniela Trabattoni Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1121 Sezione: 35

Introduzione

Questo testo racconta il caso di un paziente con ipertensione difficile da controllare, che ha richiesto un intervento speciale per migliorare la sua pressione sanguigna. Spieghiamo in modo semplice cosa è successo e come è stata gestita la situazione.

Il caso del paziente

Si tratta di un uomo di 67 anni con diversi problemi di salute: sindrome metabolica (un insieme di condizioni che aumentano il rischio di malattie cardiache), colesterolo alto, obesità e ipertensione (pressione alta) da circa 5 anni. Nonostante assumesse più farmaci per abbassare la pressione, i valori rimanevano troppo alti.

Il paziente ha avuto un dolore al petto prolungato a riposo, accompagnato da una crisi ipertensiva molto grave (pressione 230/120 mmHg), che ha causato una dissezione dell’aorta ascendente. Questa è una situazione seria in cui la parete dell’aorta, la principale arteria del corpo, si lacera.

Intervento chirurgico d’urgenza

Il paziente è stato operato d’urgenza per sostituire la parte danneggiata dell’aorta con un tubo speciale che include una valvola. L’operazione è andata bene, anche se dopo l’intervento ha avuto un problema temporaneo ai reni (insufficienza renale acuta), che si è risolto.

Tuttavia, anche dopo l’operazione, la pressione sanguigna non si è normalizzata.

Valutazioni successive

Il paziente è stato quindi valutato più approfonditamente:

  • L’elettrocardiogramma mostrava un ritmo cardiaco normale senza segni di problemi attivi al cuore.
  • L’ecocardiogramma (un esame che usa gli ultrasuoni per vedere il cuore) mostrava una buona funzione del ventricolo sinistro (la parte principale del cuore che pompa il sangue) e uno spesso delle pareti del cuore, segno di adattamento all’ipertensione.
  • Gli esami del sangue erano nella norma, con una buona funzione renale.
  • La TAC con mezzo di contrasto delle arterie renali non mostrava ostruzioni o accumuli di grasso nei vasi.
  • Il monitoraggio della pressione per 24 ore, nonostante la terapia con diversi farmaci, confermava valori ancora molto alti.

La procedura di denervazione renale

Per cercare di migliorare la situazione, si è deciso di eseguire una denervazione renale bilaterale. Si tratta di una procedura che usa un catetere speciale per inviare energia a radiofrequenza alle arterie renali, con l’obiettivo di ridurre l’attività nervosa che contribuisce all’ipertensione.

In questo caso è stato utilizzato un catetere con più elettrodi che permette di trattare le arterie senza doverlo spostare più volte, grazie a un sistema a "basket" che si adatta bene alla parete del vaso.

L’intervento è andato bene, senza complicazioni e senza danni ai reni.

I risultati

Un mese dopo la procedura, la pressione misurata in ambulatorio era scesa a valori più sicuri (150/80 mmHg). Il monitoraggio delle 24 ore mostrava una riduzione significativa della pressione sistolica (la pressione quando il cuore pompa) e diastolica (la pressione quando il cuore si rilassa).

Sei mesi dopo, la pressione era migliorata ulteriormente.

In conclusione

In questo caso, un paziente con ipertensione difficile da controllare e gravi complicazioni ha beneficiato di una procedura innovativa chiamata denervazione renale. Questo intervento ha contribuito a ridurre la pressione sanguigna in modo significativo, migliorando la sua situazione clinica. La scelta è stata fatta dopo attente valutazioni e ha portato a un risultato positivo senza complicazioni.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Daniela Trabattoni

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