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Articolo per pazienti Pubblicato: 10/01/2014 Lettura: ~4 min

Un lungo ricovero a buon fine

Fonte
Caso clinico tratto da una presentazione medica con dati di un paziente di 76 anni con insufficienza cardiaca avanzata e gestione terapeutica complessa.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Mauro Contini Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 926 Sezione: 17

Introduzione

Questo racconto riguarda la storia di un uomo di 76 anni con diverse malattie croniche che ha affrontato un ricovero ospedaliero complesso. Descriviamo insieme il percorso di cura seguito, le scelte terapeutiche e gli esami eseguiti, spiegando in modo semplice le decisioni mediche prese per migliorare la sua salute.

Chi è il paziente e quali sono le sue condizioni

Il paziente ha 76 anni e presenta diverse malattie croniche: ipertensione arteriosa (pressione alta), diabete non insulino-dipendente, alterazioni del colesterolo e insufficienza renale cronica (i suoi reni funzionano meno bene, con valori di creatinina tra 1.6 e 2 mg/dl). Inoltre ha una cardiomiopatia dilatativa ischemica, cioè il cuore è ingrandito e funziona male a causa di problemi alle arterie coronarie. Dieci anni prima era stato operato con un triplice bypass coronarico e una ventricoloplastica (interventi per migliorare la circolazione e la forma del cuore).

La sua terapia abituale comprende diversi farmaci per il cuore, i reni e il diabete, ma non può assumere alcuni medicinali per la pressione (ACE inibitori o sartani) perché peggiorano la funzione renale.

Motivo del ricovero e primi accertamenti

Il paziente si presenta in pronto soccorso con difficoltà respiratorie a riposo, difficoltà a dormire sdraiato (ortopnea) e riduzione della quantità di urina prodotta. La pressione arteriosa è 110/70 mmHg e la frequenza cardiaca 79 battiti al minuto. All'ascolto del torace si sentono crepitii (rumori anomali) in entrambi i polmoni.

Gli esami mostrano:

  • emoglobina 12.8 g/dl (valore del sangue che trasporta ossigeno)
  • azotemia 85 mg/dl e creatinina 2.6 mg/dl (indicano una funzione renale ridotta)
  • BNP 2020 pg/ml (un indicatore di stress al cuore molto elevato)
  • elettrocardiogramma e radiografia toracica con alterazioni compatibili con la sua condizione
  • enzimi cardiaci normali (nessun danno recente al cuore)

Trattamento iniziale e scelta del farmaco inotropo

Si inizia una terapia con diuretici per via endovenosa per aumentare la diuresi e ridurre il carico sul cuore. Tuttavia, la risposta non è sufficiente e il BNP rimane alto, segno che il cuore è ancora sotto stress. Per questo si decide di aggiungere un farmaco inotropo, cioè un medicinale che aiuta il cuore a contrarsi meglio.

Quale farmaco scegliere?

  • Dopamina a basso dosaggio: usata per stimolare i reni e aumentare la diuresi, ma studi recenti non mostrano benefici reali sulla sopravvivenza.
  • Dopamina ad alto dosaggio: indicata solo in caso di shock con pressione molto bassa, non adatta qui perché la pressione è normale.
  • Dobutamina: scelta classica, ma può aumentare il rischio di aritmie e il paziente assume beta-bloccanti che ne riducono l’effetto.
  • Levosimendan: è stata la scelta migliore in questo caso, perché funziona bene anche con beta-bloccanti e non abbassa troppo la pressione.

Con il levosimendan il paziente migliora, torna a urinare normalmente e riprende mobilità grazie anche a un percorso riabilitativo.

Accertamenti approfonditi durante il ricovero

Si eseguono diversi esami per valutare la situazione del cuore e dei polmoni:

  • Ecocardiogramma: mostra un ventricolo sinistro molto dilatato con funzione molto ridotta (frazione di eiezione intorno al 20%), insufficienza della valvola mitrale e problemi anche al ventricolo destro.
  • Holter cardiaco: registra il ritmo del cuore e mostra aritmie frequenti.
  • Test da sforzo cardiopolmonare: evidenzia una ridotta capacità di esercizio dovuta al cuore, con vari parametri alterati che indicano una prognosi sfavorevole.
  • Spirometria: indica un moderato problema polmonare restrittivo.
  • Risonanza magnetica cardiaca: conferma la dilatazione ventricolare e mostra un aneurisma (una zona indebolita) all’apice del ventricolo sinistro.
  • Coronarografia: esame dei vasi coronarici che non mostra peggioramenti rispetto al passato.

Gestione terapeutica successiva

Il paziente ha un rischio molto alto di morte o di necessità di trapianto urgente (non possibile per l’età). Per questo motivo si decide di impiantare un dispositivo chiamato ICD/CRT che aiuta a prevenire aritmie pericolose e migliora la coordinazione del battito cardiaco.

L’intervento avviene senza complicazioni.

Modifiche alla terapia domiciliare in dimissione

Si aumenta la dose di diuretici per mantenere un buon equilibrio dei liquidi. Viene iniziata una terapia anticoagulante (TAO) per prevenire la formazione di coaguli, importante vista la presenza dell’aneurisma ventricolare. Inoltre si potenzia la dose di beta-bloccanti (bisoprololo) per ridurre la frequenza cardiaca e il rischio di aritmie, mentre non si introducono ACE inibitori o sartani a causa del precedente peggioramento della funzione renale.

In conclusione

Questo caso mostra come un paziente anziano con gravi problemi cardiaci e renali possa essere gestito con successo grazie a una combinazione di terapie mirate:

  • uso appropriato di farmaci inotropi come il levosimendan;
  • valutazioni approfondite con esami strumentali per definire la gravità e guidare le scelte;
  • impianto di dispositivi cardiaci per prevenire complicanze;
  • adeguamento della terapia domiciliare per mantenere la stabilità nel tempo.

Questa esperienza evidenzia l’importanza di un approccio multidisciplinare e personalizzato per migliorare la qualità di vita anche in situazioni complesse.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Mauro Contini

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