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Articolo per pazienti Pubblicato: 23/01/2014 Lettura: ~3 min

Insufficienza renale cronica: quando è possibile considerare la denervazione renale percutanea?

Fonte
Simone Vettoretti, UO di Nefrologia Dialisi e Trapianto Renale, Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Simone Vettoretti Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1122 Sezione: 35

Introduzione

La denervazione renale percutanea è una procedura che può aiutare a controllare la pressione alta. Tuttavia, nelle persone con insufficienza renale cronica, cioè con una ridotta funzione dei reni, questa procedura è generalmente sconsigliata. Qui spieghiamo in modo semplice perché ciò accade e quali sono le evidenze attuali.

Che cos'è la denervazione renale percutanea?

La denervazione renale percutanea (RDN) è una tecnica che agisce sui nervi che collegano i reni al sistema nervoso. Questi nervi influenzano la pressione del sangue e altre funzioni renali.

Perché si esclude la RDN nei pazienti con insufficienza renale moderata o grave?

  • Gli studi clinici che hanno valutato la RDN non hanno incluso pazienti con funzione renale molto ridotta (filtrato glomerulare stimato, eGFR, inferiore a 45 ml/min).
  • Per questo motivo, le linee guida attuali sconsigliano la procedura in questi casi.
  • Il motivo principale è il rischio più alto di peggioramento della funzione renale dopo la procedura, dovuto a possibili danni come la nefropatia da contrasto o l’atero-embolismo.

Come funzionano i nervi renali e il sistema nervoso simpatico?

I reni sono importanti per regolare la pressione sanguigna. Sono collegati al sistema nervoso attraverso fibre nervose che:

  • Portano informazioni al cervello (fibre afferenti).
  • Trasmettono comandi dal cervello ai reni (fibre efferenti).

Questi nervi influenzano il riassorbimento di sale e acqua, il flusso di sangue nei reni e l’attivazione di ormoni che regolano la pressione.

Cosa succede nell’insufficienza renale cronica?

  • In questa condizione, il sistema nervoso simpatico è spesso troppo attivo (iperattivazione).
  • Questa iperattivazione può peggiorare la pressione alta e aumentare il rischio di problemi cardiaci.
  • Il danno ai reni stimola i nervi renali, creando un circolo vizioso di stimoli che mantengono alta l’attività nervosa.
  • Alcune sostanze accumulate nel sangue, come la dimetil arginina asimmetrica (ADMA), possono aumentare questa iperattivazione.

Quali sono le evidenze sull’uso della RDN in pazienti con insufficienza renale?

  • Studi su animali mostrano che la denervazione può ridurre la pressione e il danno ai reni.
  • In alcuni piccoli studi e casi clinici su persone con insufficienza renale, la RDN ha migliorato il controllo della pressione senza peggiorare la funzione renale.
  • Nei pazienti con funzione renale normale, la RDN non ha mostrato rischi di insufficienza renale.
  • La procedura può migliorare la circolazione del sangue nei reni, come dimostrato da esami ecografici e risonanza magnetica.

Perché non si usano ancora ampiamente la RDN in questi pazienti?

Nonostante i dati promettenti, i pazienti con insufficienza renale cronica sono stati esclusi dagli studi più importanti. Questo perché:

  • Ci sono preoccupazioni riguardo alla sicurezza della procedura in presenza di reni già danneggiati.
  • Serve più ricerca per confermare che la RDN sia efficace e sicura in questa popolazione.

In conclusione

La denervazione renale percutanea è una procedura che può aiutare a ridurre la pressione alta agendo sui nervi renali. Nei pazienti con insufficienza renale cronica, il sistema nervoso simpatico è spesso troppo attivo, e questo contribuisce ai problemi di pressione e salute cardiovascolare. Tuttavia, a causa di rischi potenziali e mancanza di studi specifici, la procedura non è attualmente raccomandata in questi casi. I dati preliminari sono comunque incoraggianti e suggeriscono che potrebbero essere utili ulteriori studi per valutare la sicurezza e l’efficacia della RDN in persone con ridotta funzione renale.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Simone Vettoretti

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